The Mandalorian ep.11: La vendetta delle serie animate

Dopo un episodio, quello della scorsa settimana (qui le impressioni che ha suscitato su di noi), da molti criticato per l’apparente staticità nella trama generale della serie, di sicuro quella di venerdì è stata una puntata che ha aggiunto molto sia in termini di avanzamento futuro dell’avventura di Din Djarin sia per quanto riguarda qualche dettaglio aggiuntivo su quanto già conoscevamo, o almeno così pensavamo.

Partiamo subito con il dire che, come nostro solito, questa non sarà una recensione in cui andiamo a ripercorrere la trama, né a compiere una descrizione degli effetti scenici o delle scelte di regia, se siete interessati a questo vi consigliamo di vedere direttamente l’episodio!

Siamo più interessati a commentare invece cosa ci ha colpito, le emozioni che abbiamo provato e i nostri pensieri rispetto a ciò che abbiamo potuto vedere in questo capitolo 10 di The Mandalorian.

Pur non dissezionando la trama nei suoi dettagli, questa recensione conterrà comunque SPOILER, quindi chi li rifugge come il male della galassia può tranquillamente fermarsi qui con la lettura.

Per cominciare non possiamo evitare di dire che ci aspettavamo un episodio con parecchie differenze rispetto a quello che abbiamo visto. In realtà Star Wars ci ha insegnato ripetutamente che la maggior parte delle speculazioni che qualsiasi buon fan fa su ogni fotogramma di un trailer o su ogni dettaglio ancora senza spiegazioni spesso si rivelano del tutto errate. E in questo The Mandalorian ci riesce in modo molto efficace e spesso appagante: siamo quasi sempre contenti di essere smentiti e sorpresi in un susseguirsi di piccoli colpi di scena, che diventano tali proprio dal momento che ci aspettavamo qualcos’altro.

Su questo Filoni e Favreau si sono rivelati dei veri artisti: spesso volutamente creano il contesto perfetto per permettere al fan di costruirsi la propria storia o la propria spiegazione, per poi ribaltarla da un momento all’altro in modo perfettamente coerente, creando quel senso di stupore e di apprezzamento che ha fatto il successo della serie. Inoltre, in questo episodio più che mai, tanto più lo spettatore possiede una conoscenza approfondita delle produzioni “secondarie” (da sottolineare il virgolettato!), tanto più solida ritiene sia la propria speculazione, e tanto più gratificante sarà l’effetto di stupore quando essa sarà ribaltata. Ciò allo stesso tempo non toglie nulla allo spettatore meno esperto, che semplicemente si godrà quanto vede sullo schermo. Ma noi, da veri fan, possiamo sottovalutare la potenza di una sana aspettativa? Sinceramente no, dato che siamo in grado di formulare teorie più o meno realistiche anche sulla motivazione e sull’effetto della colazione di Mando.

Ciò è facilmente riscontrabile anche in delle banali previsioni che volevano, fin dall’uscita del trailer della seconda stagione, che il pianeta ghiacciato che si vedeva fosse Ilum e quello acquatico Mon Cala. In due episodi siamo subito stati smentiti senza troppe difficoltà, e dentro di noi quasi eravamo sicuri che lo saremmo stati anche quando ci raccontavamo che tutti quei mon calamari e quei quarren non potevano che essere su Mon Cala.

Non possiamo comunque nascondere che la vista di Trask, questo pianeta oceanico così diverso eppure così familiare, ha suscitato in noi la meraviglia che solo qualcosa di tipicamente starwarsiano riesce a fare. Personalmente, abbiamo anche apprezzato il siparietto comico di Din Djarin che manca la piattaforma di atterraggio. Un personaggio spesso quasi imbattibile che fa degli errori banali funziona, ci sta e strappa quel sorriso finalmente non derivante da qualche danno fatto dal bambino.

Vediamo poi la figura incappucciata, è lei, quella del trailer, è Sasha Banks. Già nell’aria il fan esperto sente il ritorno di Sabine Wren, l’aspettativa cresce e Filoni riesce nuovamente nel suo intento.

La trama va avanti, Mando ricongiunge Lady Frog a suo marito, viene portato in una ormai onnipresente taverna per chiedere informazioni sui suoi fratelli mandaloriani, riceve finalmente una pista che sembra affidabile, anche se ha qualcosa di losco. Finisce su un mercantile acquatico, dal design ancora una volta azzeccatissimo. L’equipaggio quarren parla di un mostro acquatico. In quella sequenza della durata di qualche minuto ci aspettiamo un ennesimo per quanto spettacolare combattimento con una bestia gigante, ma non facciamo in tempo a pensarlo che ci rendiamo conto che non è ciò che avverrà.

I quarren tradiscono, gettano The Child in pasto al mostro e per intrappolare Din nel tentativo di salvarlo. Maledetti quarren, sapevo che non bisogna mai fidarsi di loro! Ancora una volta ci sentiamo coinvolti, siamo lì, siamo a fianco del mandaloriano, colto alla sprovvista su un pianeta sconosciuto, che lotta per salvarsi la vita tradito da quelli che fino a qualche secondo fa avevamo considerato, seppur con sospetto, nostri alleati. Filoni ancora a segno!

Ora ce lo aspettiamo, qualcuno arriverà, qualcuno lo salverà, e sappiamo anche con discreta certezza che saranno i suoi fratelli in armature beskar. Arrivano, spettacolari come sempre con i loro jetpack. Ma aspettate! Quell’armatura la conosciamo! Certo! E’ l’armatura di Bo-Katan! Si toglie il casco, è lei, ovvio che fosse lei. Si tolgono il casco anche gli altri due mandaloriani, vediamo Sasha Banks. Ancora una volta smentiti! La figura incappucciata, Sasha Banks, non è nessuno, o meglio è Koska Reeves, ma di sicuro non Sabin Wren. Vabbè poco male, almeno vediamo Bo-Katan dal vivo, e funziona! Eccome se funziona.

Un attimo però, si sono tolti il casco con grande disinvoltura. Troppa! Lo nota anche Din, ci toglie le parole di bocca, siamo nuovamente lì al suo fianco a inarcare il sopracciglio. Arriva la risposta di Bo-Katan: lui appartiene ai Figli della Ronda, discendenti dello stesso credo degli estremisti della Ronda della Morte che un fan esperto come noi conosce bene da The Clone Wars. Avevamo in effetti già intravisto il loro logo nel flashback della prima stagione in cui Din Djarin viene salvato. E’ quella l’origine del suo dogma sul tenere sempre il casco, che sembra appartenere ad una filosofia ormai superata dalla maggior parte dei mandaloriani. Tutto torna, capovolgimento riuscito ancora una volta.

Il resto è una scorpacciata di scene d’azione con lo stile che apprezziamo di questa serie tv. Certo, gli imperiali come al solito non ne escono molto bene e non vengono considerati molto abili, ma d’altronde, dove in Star Wars ciò avviene?

Alla fine questo episodio si congeda con un’ultima chicca, sfacciata, diretta. Tutti la volevamo, ma non ci aspettavamo che ci venisse quasi sbattuta in faccia così: Ahsoka Tano viene nominata come fosse un personaggio qualunque, un certo jedi che il nostro protagonista dovrà cercare pur non sapendo minimante chi sia. Noi stavolta invece sì, eccome se lo sappiamo…

La conoscenza in più che abbiamo come spettatori di quanto avvenuto in The Clone Wars e in Rebels ammanta il nome e il personaggio di Ahsoka con un velo di sacralità che invece, giustamente, i personaggi non hanno. E’ solo un jedi, ultimo retaggio di un antico culto probabilmente scomparso. Bo-Katan fornisce il suo nome a Din con grande spontaneità, quasi allo stesso modo di come Peli Motto ci ha presentato un personaggio secondario come Lady Frog nell’episodio precedente. Din addirittura non la conosce, ed è giusto che sia così. Stavolta non siamo al suo livello, abbiamo una conoscenza più approfondita, ed è proprio quella che ci fa sobbalzare.

Finiamo quindi in questo modo, con Mando che parte alla volta del pianeta boscoso Corvus, con solo un nome in mano. Il nome è quello di una certa Ahsoka Tano, una jedi sconosciuta, che anche noi non vediamo l’ora di conoscere in queste “nuove vesti”, ed eccoci ancora nuovamente lì accanto a lui, pronti all’avventura del prossimo episodio!

Leonardo Affede

Ingegnere e atleta di giorno, appassionato di tutto ciò che provenga da una "Galassia Lontana Lontana" di notte. Leggo, scrivo, costruisco, invento, sono sempre alla ricerca di nuove idee e... sì a volte dovrei anche dormire!

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