The Mandalorian ep.12: tutti si aspettavano un filler, e invece…

Eccoci qui cari amici della Cantina a commentare nuovamente l’ultimo episodio di The Mandalorian uscito venerdì scorso. Ancora una volta l’obiettivo di questa scorrevole recensione non sarà ripercorrere la trama di quanto visto nel capitolo 12, ma principalmente condividere le emozioni e le sensazioni che ha ispirato in noi questa nuova avventura di Mando. Per fare ciò tuttavia dovremo per forza incorrere in qualche SPOILER. Avvisato chi legge, possiamo proseguire!

Dopo quanto successo nel capitolo precedente (qui trovate le nostre impressioni) è innegabile dire che ogni fan ha iniziato a tenere il conto alla rovescia per l’apparizione di Ahsoka. E sì, la jedi annunciata da Bo-Katan è uno dei principali aspetti che ha apparentemente gettato nello sconforto gli appassionati a digiuno di serie tv animate e di produzioni “secondarie”, ma tanto loro quanto i fan più esperti in materia stanno attendendo un’ulteriore settimana prima di vedere la togruta in scena. Infatti ciò che era stato previsto grazie a numerose anticipazioni come il titolo del capitolo 13 (ovvero “The Jedi“), la sua durata (ben 59 minuti) e il regista di turno (Dave Filoni in persona) si è avverato e Ahsoka ci ha fatto aspettare un venerdì in più.

Tutti questi elementi hanno anche portato a pensare che l’episodio 12 potesse essere una semplice avventura riempitiva, o un cosiddetto filler come ormai va di moda dire. La verità è stata tutt’altra e quello che abbiamo visto si è rivelato una vera bomba piena di moltissimi richiami e collegamenti con molte ere della saga.

Possiamo subito dire che il sentire Din Djarin affermare di voler ritornare su Nevarro, il pianeta da cui la sua avventura è partita, ci ha inaspettatamente emozionato. Inaspettatamente perché in fondo il pianeta su cui vediamo svolgersi buona parte degli eventi principali della prima stagione è inedito nella galassia di Star Wars. Ha fatto la sua prima apparizione proprio con la serie ma è evidente come si sia già ritagliato un posto nel nostro immaginario, legandoci sentimentalmente a questi luoghi e facendoci sobbalzare ogni volta che torniamo su Tatooine o che intravediamo la metropoli di Coruscant. Sicuramente Nevarro ancora non è a quei livelli, ma diciamo che l’emozione legata al ritorno sul pianeta sta iniziando a dargli una connotazione familiare.

Una volta atterrato, con i vecchi compagni ad aspettarlo, Cara Dune e Greef Karga, l’incontro ha tutto l’aspetto di una rimpatriata, ora il team è di nuovo insieme! Lo stesso fatto poi che Mando, partito come un lupo solitario, abbia ora dei compagni a cui rivolgersi in un momento di difficoltà sottolinea l’evoluzione del personaggio rispetto al punto da cui è partito.

Dettaglio fantastico è la statua di IG-11 al centro dell’insediamento, rimesso in sesto dal nuovo governatore Greef Karga e grazie all’operato dello sceriffo Cara Dune. Il droide, la cui ultima apparizione è avvenuta nell’ultimo episodio della prima stagione, è dunque evidentemente onorato dalla comunità locale che non ha dimenticato il suo sacrificio, e nemmeno noi…

La storia va avanti, l’espediente è sempre lo stesso: Din ha bisogno di qualcosa, in questo caso la riparazione della sua nave, e ciò gli viene offerto in cambio del suo aiuto in una qualche impresa, in questo caso l’assalto all’ultimo avamposto imperiale sul pianeta stranamente ancora ben difeso.

Lo schema ormai ben noto di ogni episodio, seppur possa sembrare ripetitivo, è sempre ben adattato al contesto e declinato con avventure e missioni che ci sanno tenere attaccati allo schermo. Inoltre l’ormai nota abilità degli showrunner Filoni e Favreau sa deliziarci con delle chicche mai scontate.

E’ infatti ancora una volta questo il caso e apprezzabili scene d’azione, momenti di comicità e dettagli ben inseriti si alternano per tutto il resto dell’episodio, facendoci subito ricredere quando ingenuamente pensavamo che avremmo assistito ad un semplice filler.

In particolare veniamo colti alla sprovvista quando scopriamo insieme ai protagonisti le strane vasche all’interno dell’avamposto imperiale, rivelatosi in realtà un laboratorio in cui venivano effettuati esperimenti con il sangue del bambino. Il buon fan come noi non può non pensare a Snoke, o addirittura ad un embrionale progetto per riportare Palpatine in vita, di cui abbiamo visto la realizzazione nell’ultimo episodio della saga L’Ascesa di Skywalker. Ciò che è certo è che ancora una volta The Mandalorian ci sorprende, inserendo e quasi sbattendoci in faccia senza troppe cerimonie un possibile collegamento con una delle questioni più dibattute della trilogia sequel.

E continua sulla stessa scia quando nel messaggio olografico del dottor Pershing, lo scienziato probabilmente collegato ai clonatori di Kamino (di cui riporta il logo sulla spalla, così come gli operatori intenti a cancellare le informazioni prima della sortita di Din e degli altri) apparso nella prima stagione, apprendiamo maggiori informazioni circa la centralità del bambino nel misterioso progetto, ancora privo di risultati soddisfacenti, e sentiamo nominare un certo elevatissimo valore M nel suo sangue, molto simile ad una delle altre annose questioni che dividono da anni i fan della saga: i midi-chlorian.

Tante sono a questo punto le domande, le speculazioni e le fantasticherie che iniziano a sorgere nella mente di ogni spettatore, scavando un nuovo solco di enorme curiosità nel voler apprendere di più. La speranza che tutto ciò possa costituire un raccordo tra la situazione finale del sesto episodio della saga e quanto invece vediamo nella trilogia sequel inizia a serpeggiare in noi e, se il duo Filoni-Favreau continuerà a non smentirsi, ci aspettiamo grandi emozioni dalla maggiore conoscenza del mistero che ancora circonda la nascita del Primo Ordine, i lealisti Sith e il ritorno di Palpatine.

Ma l’avventura continua, i nostri eroi fuggono dalla base appena sabotata e assistiamo a spettacolari scene di inseguimento che culminano in un combattimento aereo tra due caccia TIE Outland e la Razor Crest rimessa a nuovo che, per quanto abbia più qualcosa alla Top Gun che alla Star Wars, raggiunge comunque lo scopo di appagarci.

E’ proprio in queste sequenze che sono presenti anche alcuni dettagli oggetto delle discussioni dei fan, rituale ormai immancabile in ogni episodio. Stavolta si tratta del blooper, diventato presto virale, di un membro dello staff che appare velocemente in jeans e t-shirt alle spalle dei protagonisti e della decisione di dare un’ulteriore prova dell’inettitudine degli appartenenti alle truppe imperiali, scegliendo di far scontrare in modo alquanto gratuito due scout trooper lanciatisi all’inseguimento dei fuggitivi.

Si torna poi rapidamente all’insediamento su Nevarro, viene nuovamente strizzato l’occhio ai misteriosi progetti imperiali quando il pilota della Nuova Repubblica Carson Teva, giunto per indagare sulla presenza imperiale e sulla Razor Crest, esterna il sospetto di pericolose operazioni dell’Impero oltre l’Orlo Esterno.

L’episodio si chiude con un’ultima prova, come se ve ne fosse bisogno, della sua qualità: vediamo il Moff Gideon su un particolare Star Destroyer classe Arquitens, una volta ricevuta la notizia del corretto posizionamento del radiofaro sulla nave del mandaloriano, lasciare la scena ad una schiera di temibili soldati oscuri, delle speciali truppe d’assalto comparse per la prima volta nello storico videogioco Dark Forces e che con ogni probabilità vedremo presto in azione.

 

 

Leonardo Affede

Ingegnere e atleta di giorno, appassionato di tutto ciò che provenga da una "Galassia Lontana Lontana" di notte. Leggo, scrivo, costruisco, invento, sono sempre alla ricerca di nuove idee e... sì a volte dovrei anche dormire!

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