The Mandalorian ep.13: Quello sfacciato di Filoni!

Ci siamo! Dopo un seppur ottimo ep.12 (qui le nostre impressioni), il vero capitolo tanto atteso è arrivato! C’era chi lo aspettava da due settimane, quando è stato ufficialmente pronunciato un fatidico nome. Chi da ancora prima che iniziasse la seconda stagione, fin dai primi rumor che riportavano l’ingaggio di Rosario Dawson.

Come ogni episodio, eccoci qui di nuovo seduti ad uno dei terminali olografici della Cantina per commentare quanto abbiamo visto e, come al solito, con la volontà di concentrarci più sulle emozioni e su tutto quello che ha suscitato in noi questo fantastico tredicesimo capitolo, più che sulla trama. Per quella la cosa migliore è guardarsi l’episodio!

Nonostante la trama dell’episodio non sia l’oggetto principale del nostro breve commento, ci teniamo come sempre a precisare che sarà necessario incorrere in qualche SPOILER, inevitabile anche solo dopo i primi 10 minuti di episodio!

Quello sfacciato di Filoni! E sì, è questo il commento che ci è scaturito spontaneamente dopo aver visto solamente la scena introduttiva dell’episodio.

Ahsoka, di cui aspettavamo ormai spasmodicamente l’apparizione, entra in scena subito. Nemmeno il tempo di accomodarsi sul divano e di aggiornare rapidamente la propria dolce metà, a secco di serie animate, sul calibro del personaggio che ci apprestiamo a veder comparire magari sul finale, magari di spalle e di sfuggita, che già due spade laser bianche in un’atmosfera buia e cupa ci fanno sobbalzare. E noi rimaniamo a metà del nostro briefing, incapaci di continuare la spiegazione, abbagliati dalle luminosissime (e sinceramente bellissime) armi jedi, cercando di carpire nell’oscurità quanti più dettagli sul volto arancione della togruta, pregando che rispecchi le nostre aspettative, sperando ancora una volta in un altro capolavoro di Filoni. E non c’è che dire, il capolavoro c’è e, come ci ha ormai abituati il regista e showrunner della serie, ci viene sbattuto davanti senza troppe cerimonie. Che sfacciato!

A dir la verità non è la prima volta che traspare come in The Mandalorian non si badi molto a far entrare in scena personaggi di un certo carico emotivo, almeno per i fan più esperti, con la sacralità che ci si aspetta. Manca tutta quella parte di agonia che spesso, troppo spesso, occorre soffrire nella maggior parte delle produzioni prima di veder entrare in scena un personaggio “pesante” come può essere quello di Ahsoka in Star Wars.

Lo è stato per Boba Fett, o meglio per la sua armatura, nel primo episodio della seconda stagione, che compare inaspettatamente sull’uscio di una remota taverna su Tatooine. E’ stato altrettanto per Bo-Katan, altro personaggio noto ai fan delle serie animate, che accorre in soccorso di Din Djarin all’improvviso e senza molte anticipazioni nell’episodio 3. Allo stesso modo anche l’annuncio di Ahsoka viene fatto dalla stessa mandaloriana senza troppi giri di parole. Sono personaggi come altri per il protagonista della serie, la maggior parte dei quali gli risulta anche sconosciuta esattamente come agli spettatori digiuni di serie animate, e così deve essere. L’aura di sacralità ce la mette chi conosce a fondo la galassia lontana lontana, e questo Filoni lo sa e non fa altro che giocarci. Il risultato è a volte spiazzante ma estremamente soddisfacente!

Ed è così che vediamo subito Rosario Dawson in azione nelle vesti della jedi, destreggiarsi in un ampio spazio oscuro tra un bagliore bianco e l’altro, muovendosi con un chiaro stile orientale ispirato più ai ninja che agli jedi che conosciamo. Ma sono altre epoche, lei è un’altra Ahsoka rispetto a quella che ricordavamo, eppure è sempre la stessa!

L’oscurità della scena tuttavia non ci permette di cogliere tutti i particolari che vogliamo, almeno finché non giunge Mando. Il protagonista atterra sul pianeta, senza troppe difficoltà giunge al villaggio governato dalla villain dell’episodio, stringe con lei un finto accordo e si avvia subito nella foresta bruciata alla ricerca della jedi.

La trova poco dopo, appena qualche attimo prima del loro incontro scorgiamo un dettaglio che ancora una volta non può che farci piacere, per quanto ce lo aspettassimo. Su un ramo ad osservare notiamo un volatile familiare, un gufo molto particolare. Sebbene non si veda molto chiaramente, dalla coda riconosciamo essere Morai, rappresentazione della Figlia e ormai fedele compagna che segue Ahsoka ovunque.

La jedi attacca all’improvviso Din e, dopo un breve ma concitato combattimento in cui notiamo la resistenza del beskar alle spade laser, il mandaloriano dichiara di non essere un nemico ma di essere alla sua ricerca.

E’ qui che inizia una delle sequenze più emotive dell’episodio. Infatti non solo vediamo il bambino in compagnia di un jedi che possa finalmente capirlo, ma grazie a ciò veniamo pure a scoprire molte informazioni importanti su di lui. Attraverso la Forza infatti Ahsoka comunica con lui, rivelandoci il suo nome, Grogu, e la sua provenienza dal Tempio Jedi, da cui in qualche modo è stato tratto in salvo ai tempi della purga imperiale.

Il piccolo ha quindi un rudimentale addestramento nella Forza ma per sopravvivere si è abituato a nascondere i suoi poteri. Inoltre, cosa più grave, si è affezionato al suo salvatore. E’ a causa dell’attaccamento sviluppato verso Din Djarin, percepito in lui da Ahsoka, che la jedi si rifiuta di addestrarlo. In queste scene la spiegazione della Forza con le stesse parole usate da Obi-Wan in Una Nuova Speranza è il colpo di grazia che non può che farci scappare l’ennesima lode al duo Filoni-Favreau.

E’ un fan service? Innegabile! Ma la sua perfetta contestualizzazione e l’hype emotivo con cui si arriva a questo momento ci fanno felici di ricevere anche qualche piccola chicca senza che essa risulti spudorata e gratuita. Il tutto è avvalorato dal dettaglio non secondario che per uno spettatore che si avvicina a Star Wars per la prima volta attraverso questa serie tale spiegazione sia non solo utile, ma necessaria per avere un piccolo chiarimento di cosa sia effettivamente questo mistico potere padroneggiato dagli jedi, così come lo fu per noi la spiegazione di Obi-Wan nel film del 1977.

Noi abbiamo ritrovato le stesse parole oggi, i nuovi fan le ritroveranno quando recupereranno il resto a ritroso. Star Wars è anche questo, generazioni diverse che si accostano in tempi diversi alla saga e, diventandone appassionati, vengono spinti ad arricchire la propria conoscenza di questo universo. E quando una produzione riesce a suscitare questa voglia, l’obiettivo è centrato!

Dopo aver studiato il bambino, Ahsoka si rifiuta di addestrarlo, menzionando l’esempio di un vecchio jedi di sua conoscenza, il migliore tra loro, che a causa dell’attaccamento diventò qualcosa di orribile. Solo lei poteva lanciarsi in un ricordo di questo calibro e menzionare il protagonista dell’intera saga.

Il resto dell’episodio si dipana sullo schema ormai familiare in cui Din chiede ad Ahsoka di prendersi lo stesso cura del piccolo Grogu, lei sembra acconsentire chiedendo però in cambio il suo aiuto nello sconfiggere la spietata governatrice locale Elsbeth.

Così avviene il seguente assalto alla sede della villain, in una serie di scene d’azione con il noto spettacolare stile che caratterizza da sempre The Mandalorian, stavolta condito con un paio di spade laser in più rispetto al solito, che ci appagano e ci tengono attaccati allo schermo.

Dopo aver fatto fuori i vari nemici, aver intravisto un esemplare di Tooka, i felini di cui conosciamo meglio i cosiddetti Loth-gatti presenti nella serie animata Rebels, e aver scorto un simbolo familiare sui drodi assassini HK-87, giungiamo al doppio duello finale che vede contrapposti Ahsoka e Elsbeth in un duello con armi bianche da una parte, Din e il mercenario Lang in un confronto perfettamente stile western dall’altra.

E’ alla fine dello scontro tra la jedi e la governatrice, in cui la prima ha ovviamente la meglio, che troviamo forse il vero colpo di scena dell’episodio: Ahsoka chiede alla sua avversaria, sotto scacco di una spada laser, dove si trovi il suo padrone, il Grand’Ammiraglio Thrawn. Svolta inaspettata questa che comporta una valanga di nuove domande in testa ai fans, che sono rimasti alla scomparsa del temibile ufficiale imperiale blu assieme al giovane jedi Ezra Bridger nel finale di Rebels. Nell’epilogo della serie della serie animata si vede poi la stessa Ahsoka assieme a Sabine Wren partire alla ricerca del loro compagno scomparso. Che nel frattempo ci siano stati sviluppi di cui non siamo al corrente? La risposta affermativa sembra inevitabile, ma per scoprire di più dovremo certamente aspettare, questo è l’ennesimo colpo vincente con cui Filoni chiude la puntata sotto la sua regia.

Il villaggio ora è libero, torna in pace. Din confida nel rispetto della promessa da parte di Ahsoka che però persiste nel suo rifiuto di addestrare il piccolo. Tuttavia stavolta fornisce al mandaloriano una via alternativa: portare Grogu su Tython, il mistico pianeta originario dei jedi, e porlo sulla pietra del tempio lì presente per permettergli di espandersi nella Forza, scegliere il proprio destino e magari richiamare l’attenzione di qualche altro jedi che possa prendersene cura.

Mando, visibilmente sollevato tanto quanto noi nel non vedere spezzato il suo binomio con il piccolo, ringrazia dunque Ahsoka e torna sulla Razor Crest in partenza per una nuova meta, lasciandoci così dopo appena 45 minuti di episodio, esterrefatti e commossi allo stesso tempo, e immaginandoci dall’altra parte della macchina da presa un soddisfatto Filoni dopo aver compiuto un altro colpo dei suoi.

Che sfacciato!

Leonardo Affede

Ingegnere e atleta di giorno, appassionato di tutto ciò che provenga da una "Galassia Lontana Lontana" di notte. Leggo, scrivo, costruisco, invento, sono sempre alla ricerca di nuove idee e... sì a volte dovrei anche dormire!

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