The Mandalorian ep.16: Il Gran Finale

Ci siamo! Avventori della Cantina, The Mandalorian è giunto al capitolo conclusivo della sua seconda stagione. In una stagione che sotto molti punti di vista è stata un crescendo tanto per i fan di vecchia data che per quelli più recenti, l’episodio finale non è stato da meno regalandoci emozioni forti fino all’ultimo fotogramma, e parliamo letteralmente…

Come abbiamo sempre fatto per tutti gli episodi, anche questa non sarà una classica recensione che ripercorre la trama di quanto visto esaminando ogni scena alla ricerca di tutti i dettagli presenti, ma la nostra intenzione è quella di condividere le sensazioni e le impressioni che ci ha trasmesso la visione delle gesta finali di Mando in questa sua ultima avventura.

Come sempre ricordiamo che per fare ciò sarà inevitabile incorrere in degli SPOILER, ed essendoci molte fantastiche sorprese in questo episodio, se non lo avete visto vi consigliamo di recuperarlo quanto prima.

Partiamo dall’inizio, con una scena che rapidamente alza la tensione. Din, aiutato da Boba e Fennec, assalta assieme a Cara Dune una navetta Lambda su cui è trasportato il dottor Pershing, il clonatore di cui già abbiamo fatto conoscenza fin dalla prima stagione.

In questa breve seppur intensa scena ci colpisce subito il riprendere una prospettiva insolita che viene data ad uno degli eventi chiave dell’intera galassia: la distruzione di Alderaan e la successiva “vendetta” dei ribelli che fanno esplodere la Morte Nera. In un rapido scambio di battute Cara e uno dei due piloti della navetta che tiene Pershing in ostaggio si provocano, fornendoci le loro due prospettive diametralmente opposte ma per cui lo spettatore fa difficoltà a schierarsi, sulla scia dello stile narrativo inaugurato da Rogue One nel 2016.

Infatti il pilota imperiale parla della moltitudine di vite perse nella distruzione della Morte Nera, mettendole sullo stesso piano di quelle della popolazione di Alderaan, di cui siamo più abituati ad avvertirne la tragicità. Questa visione va a segno, ci fa riflettere, amplia ulteriormente la nostra visione in un modo ancora diverso proseguendo l’intento di The Mandalorian fin dal primo episodio: aprire una finestra nuova sulla galassia.

Si passa poi a Din, che, assieme a Boba Fett, si reca a chiedere l’aiuto di Bo-Katan e Koska Reeves per compiere l’assalto dell’incrociatore del Moff Gideon. Questa occasione ci permette di cogliere ulteriori nuovi elementi su Boba Fett attraverso una discussione in cui il cacciatore di taglie non viene visto di buon grado in quanto clone, tanto da sfociare in uno scontro vero e proprio con  la luogotenente dei Nite Owls interpretata da Sasha Banks. Non c’è che dire, vedere Boba acquistare sempre più carattere e profondità è finalmente una conquista che tutti gli amanti del personaggio hanno sempre desiderato.

Dopo la formulazione di un rapido piano, in cui Pershing rivela l’ostacolo che potrebbero rappresentare i soldati oscuri, si parte all’attacco.

Un’altra breve scena, in cui la Slave I pilotata da Boba e la navetta Lambda al comando del resto della squadra devono fronteggiare l’arrivo dei TIE Fighter lanciati dall’incrociatore che si rivela un godimento per gli occhi. Sì, ci sono stati combattimenti spaziali più lunghi, con più navi, ma stavolta noi ci sentiamo lì, accanto ai protagonisti, e veder roteare la Slave I nello spazio inseguita dai TIE non ha prezzo.

Atterraggio rocambolesco, poi si sbarca. E’ un susseguirsi di azione senza tregua. La squadra si divide e il quartetto femminile composto da Cara, Bo-Katan, Koska Reeves e Fennec si lancia in un’avanzata di sfondamento verso la plancia, fornendo a Din Djarin il diversivo perfetto per raggiungere la cella di detenzione di Grogu.

In queste sequenze altamente adrenaliniche e spettacolari abbiamo modo di esultare per la realizzazione di un girl power che, per quanto palese, è perfettamente inserito, ben contestualizzato e che quasi sfugge all’attenzione dello spettatore poiché basato su dei personaggi costruiti magistralmente e che abbiamo potuto conoscere e apprezzare in momenti diversi della serie. Vederle ora tutte insieme è una semplice conseguenza degli eventi e realizza una perfetta unione delle loro eccezionali capacità, senza sorprenderci affatto!

Stesso non si può dire, purtroppo, per gli imperiali. La marcata incompetenza degli stormtroopers è famosa e rinomata in ogni angolo della galassia. Fin dalla trilogia originale la loro mira non è mai stata delle migliori e sicuramente non hanno mai spiccato in intelligenza tattica, e The Mandalorian ce lo ha fatto presente più e più volte in numerosi capitoli. Ma stavolta, forse, ci è sembrato davvero eccessivo. L’osservare l’avanzata inarrestabile delle quattro protagoniste a suon di blaster è di sicuro coinvolgente e spettacolare, ma l’emozione è forse talvolta smorzata dal sapere ormai già a priori che le truppe in armatura bianca non costituiscono mai e in nessun caso un vero pericolo. A volte sembra addirittura che ormai non sparino nemmeno più, quasi sapessero che tanto non riuscirebbero comunque a colpire nulla. Però ecco, il vederli semplicemente correre per i vari ambienti in attesa di essere colpiti è l’unico dettaglio che rende queste scene un po’ meno avvincenti.

Torniamo invece a Mando, che riesce ad arrivare da Grogu non prima dello scontro con un darktrooper, riuscito ad evadere dal’hangar in cui erano stipati prima che Din riuscisse a chiudere la porta e scaraventarli nello spazio. Lo scontro è duro, il protagonista sembra davvero in difficoltà e non senza fatica riesce ad avere la meglio sfruttando la resistenza (forse eccessiva) della sua armatura e la lancia in puro beskar che ha al suo seguito. Abbiamo un assaggio della pericolosità di un soldato oscuro, temiamo per cosa avrebbe potuto fare un intero plotone, così come avrà modo di dire Moff Gideon poco dopo.

Din arriva finalmente nella cella del piccolo, ma ad aspettarlo trova il Moff con la darksaber sguainata. Un’immagine davvero spettacolare. La fierezza dell’imperiale che tiene impugnata un’arma così affascinante come la spada oscura ci fa quasi dimenticare che si tratta del “cattivo”.

Un rapido scambio di battute, un tentativo di inganno e si arriva all’inevitabile scontro che tutti aspettavamo. Gideon e Din combattono, darksaber contro lancia in beskar. Sapevamo sarebbe finita così fin dalla scoperta dell’esistenza di tale speciale lancia nell’episodio 13. E così è finita. Mando è in difficoltà, il combattimento è breve ma davvero intenso, senza esclusione di colpi e, così come deve essere, si conclude con la vittoria del protagonista della serie, che dimostra ancora una volta la sua superiorità seppur risparmiando la vita dell’avversario.

Din torna vittorioso in plancia, portando Grogu in braccio e il Moff in manette dietro di sé. Ha la darksaber, la porge a Bo-Katan, ma è qui che sorge un dettaglio fondamentale: è Din che ha sconfitto il precedente possessore, ed è quindi lui il legittimo proprietario della spada e, di conseguenza, l’unico con il diritto di reclamarne l’autorità sul popolo di Mandalore, a prescindere che lui lo voglia o meno. Bo-Katan non smentisce le parole dell’imperiale, di fatto confermandole.

La discussione viene però dopo poco tempo interrotta da un inaspettato abbordaggio. Sono i temibili soldati oscuri che, resistendo nello spazio in quanto droidi, stanno tornando a bordo intenzionati a riprendere il controllo della nave e salvare il loro comandante. E stavolta sono molti più di uno.

In poco tempo arrivano alle porte anti-blaster della plancia e cominciano a sfondarle.

I mandaloriani si rimettono i caschi, i blaster vengono estratti e puntati sulle porte che stanno per cedere, tutti si preparano ad un’ultima e, forse, inutile resistenza.

Qui, ora, Filoni e Favreau decidono di fare l’azzardo, di rischiare e portare a casa la definitiva consacrazione da parte dei fan di Star Wars.

Basta un X-Wing, un mantello e una spada verde.

Non appena il caccia entra nell’hangar tutto si ferma, Grogu avverte qualcosa, noi iniziamo a realizzare. Tutti in plancia guardano gli schermi delle telecamere di sicurezza con la stessa incredulità con cui noi guardiamo quello della nostra TV. Ancora non ci crediamo, non è possibile, non sarà davvero lui, non avranno azzardato tanto.

Eppure lo hanno fatto. Dopo poco vediamo una figura familiare percorrere i corridoi. Elegante, sicuro, deciso. Quando poi ammiriamo accendersi la spada laser verde non abbiamo ormai più dubbi, lo hanno fatto, ci hanno dato Luke Skywalker.

Le sequenze che seguono sono puro piacere. L’avanzata del jedi è spettacolare. Non lo abbiamo mai visto così in forma. Le sue movenze sono bellissime, lo scintillio della spada verde nell’ambiente cupo e scuro ci ipnotizza.

Ma ciò non basta. Dopo averci lasciato senza fiato, Luke arriva finalmente in plancia. Le porte si aprono, lo vediamo entrare con il volto ancora coperto dal suo cappuccio. Ancora non siamo sicuri se lo toglierà. Una parte di noi lo spera, un’altra ne ha paura temendo di rimanerne delusi.

Dopo qualche secondo, rimette al fianco l’elsa della sua arma, e si scopre il volto. Un attimo di smarrimento, poi ci concentriamo sul suo volto. E’ lui, è Mark Hamill, è in CGI. Subito notiamo che non è perfetto, ma va ben oltre le aspettative, va bene così. Ce lo hanno riportato correndo un grossissimo rischio, gli hanno dato un vigore che non avevamo visto e sono riusciti, in pochi secondi, a rendere ad un personaggio così sacro l’onore che merita. Missione compiuta.

Tuttavia non abbiamo ancora finito di sobbalzare dalla sedia, perché mentre il jedi e il mandaloriano si scambiano qualche battuta sul futuro del piccolo Grogu, vediamo comparire anche R2-D2. Ed eccoci di nuovo ad esultare. C’è l’X-Wing, c’è Luke, tralasciare il fedele R2 sarebbe stato un errore imperdonabile. E infatti non è avvenuto.

Tra un respiro affannato e l’altro riusciamo a mala pena a cogliere il fatto che Din si sta separando definitivamente, o almeno così sembra, dal suo compagno di viaggio, affidandolo nelle mani di quello che sarà presto il suo maestro. La scena ci commuove, il guerriero contravviene al suo credo per il piccolo, si toglie l’elmo per un ultimo saluto e poi lo lascia andare.

Luke porta via Grogu e l’episodio si chiude.

Iniziano i titoli di coda, stavolta insoliti, privi dell’usuale carosello di concept art. Ancora nella mente cerchiamo di realizzare quanto abbiamo appena visto. Ma all’improvviso i titoli si fermano, riconosciamo lo stile MCU che ha fatto scuola. Ci due soli, siamo su Tatooine.

Viene inquadrato il palazzo del fu Jabba The Hutt. La sala è quella che conosciamo fin troppo bene e sul trono c’è Bib Fortuna, il Twi’lek consigliere di Jabba, con qualche evidente chilo in più. Subito irrompono Boba Fett e Fennec Shand che si sbarazzano con facilità sia delle guardie che dello stesso Bib. Dopodiché è Boba a sedersi con una prepotenza e una fierezza epica sul trono. The Book of Boba Fett, coming decembre 2021. E’ cosi che si chiude la seconda stagione di The Mandalorian, con questo ennesimo regalo a tutti noi che ora avremo ben due serie con protagonisti mandaloriani per cui fare il conto alla rovescia.

A stagione conclusa non c’è altro da aggiungere se non i nostri più grandi complimenti al duo Favreau-Filoni per quanto ci hanno donato e per la dimostrazione che non serve la perfezione, ma basta Star Wars per farci emozionare.

A, dimenticavo, non abbiamo minimamente accennato al fantastico comparto musicale! Per quello vi do appuntamento all’approfondimento con il nostro musico della Cantina che saprà certamente rendere giustizia a quella che è una colonna sonora tanto diversa da quanto siamo abituati quando ugualmente epica. To be continued…

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Leonardo Affede

Ingegnere e atleta di giorno, appassionato di tutto ciò che provenga da una "Galassia Lontana Lontana" di notte. Leggo, scrivo, costruisco, invento, sono sempre alla ricerca di nuove idee e... sì a volte dovrei anche dormire!

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